La bussola finanziaria

Recessione

NEW YORK (WSI) – Acquistare una casa nella periferia di un (ex) grande centro urbano a $500, o addirittura a $1.

 

E’ possibile a Detroit, ex capitale mondiale dell’auto, la più grande città in bancarotta nella storia degli Stati Uniti, ufficialmente dal luglio del 2013.

Una città in declino, con una popolazione che dal picco di 1,8 milioni di abitanti, conta ora appena 700.000 unità. In tutto, ci sono 78.000 case abbandonate.

In termini percentuali, un terzo della città è stato abbandonato, il 60% dei bambini di Detroit vive in condizione di povertà, la disoccupazione è ben al di sopra della media nazionale, scesa comunque dal 24,9% del 2009 al 16,3% del 2013.

Il 40% delle luci della città non funziona, la risposta delle forze dell’ordine alle chiamate di emergenza arriva dopo 58 minuti, il tasso di omicidi è il più elevato in 40 anni, e solo un terzo delle ambulanze è operativo.

Acquistare un’abitazione in un contesto del genere, è bene dunque precisarlo, ha i suoi rischi. Ma è anche vero che Detroit sta assistendo a qualche sussulto di vita, almeno da quando il magnate Dan Gilbert ha investito nel suo centro $1 miliardo riuscendo così a creare dal 2010 6.500 posti di lavoro. Il risultato è che nel centro della città il tasso di occupazione delle abitazioni residenziali è arrivato al 99,4%.

di: WSI

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TUTTI I PRINCIPALI GRUPPI BANCARI ITALIANI SONO CON LE FORBICI IN MANONon solo Banca Mps, UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banca Popolare di Milano e Banco Popolare sono tutte con le forbici in mano a calibrare la giusta quantità dei tagli.

UniCredit

In Italia le uscite per i piani di prepensionamento incentivati dal 2007 al 2014 sono state 11.900. Di questi, 200 usciranno nel 2014. Dal 2010 le assunzioni sono state circa 3.000, un dato che comprende le 400 effettuate nel 2013. Delle 500 annunciate all’inizio dell’anno, le 100 che restano si concretizzeranno nel 2014.

Intesa Sanpaolo

In Italia dal 2007 al 2013 24mila persone sono uscite con piani di esodo incentivato e volontario. Il rapporto tra uscite e assunzioni è stato di 2 a 1. Sono infatti entrare 12mila risorse, quasi tutti giovani. Di questi, 4.800 sono stati assunti con contratto di apprendistato. Confermato il 99,7% del totale.

Ubi Banca

Quando il gruppo è nato, nel 2007, i dipendenti erano più di 21mila. Oggi sono circa 18.500. L’ultimo piano prevedeva l’accesso al percorso di esodo anticipato per 650 risorse e l’ingresso di 240 giovani in tre anni dal 2013. Con l’esodo volontario alla fine sono uscite 736 risorse. Per questo, è stato raggiunto un accordo finalizzato ad accogliere altre 43 persone.

Banca Popolare di Milano

Nel dicembre del 2011 i dipendenti erano 8.500, mentre quest’anno sono 8mila e nel dicembre del 2015 dovranno essere 7.800 circa. Nel luglio del 2012 il gruppo ha approvato il piano industriale 2012-2015 che tra l’altro prevede una riduzione dell’organico. Nel 2013 sono previste 600 uscite contro 140 assunzioni.

Banco Popolare

Dal gruppo, le uscite messe in conto nel periodo compreso tra il 2010 e il 2015 sono 2.500. Fra il 2010 e il 2011 è stata realizzata la prima riduzione di 1.003 risorse rispetto alle 850 previste nel piano industriale. Nel 2012 la riduzione è stata di 472 persone, mentre nel periodo 2013-2015 l’obiettivo si colloca a 1.025 unità.

Fonte: “SOLE 24ORE”

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REDDITOMETRO GRANDE FRATELLO IN AZIONEREDDITOMETRO GRANDE FRATELLO IN AZIONE” />In questo periodo risultano in partenza i controlli fiscali relativi al tanto temuto «redditometro». Il meccanismo prevede un confronto in due parti con il contribuente.

La fase uno è quando si viene invitati a comparire presso gli uffici dell’ Agenzia delle Entrate, con lo scopo di giustificare le eventuali incongruenze tra le spese emergenti dalle banche dati dell’Anagrafe tributaria e il reddito dichiarato.

Se il contribuente non fornisce chiarimenti, oppure questi vengono contestati dal funzionario, viene notificato l’invito al contraddittorio finalizzato ad una soluzione stragiudiziale della controversia. Nei successivi incontri, si potrà definire la lite oppure si passa alla fase due e si arriva al vero e proprio accertamento, ovviamente impugnabile in Commissione tributaria.

Questo è il meccanismo in cui ci si muove. Ma esistono mosse consigliate ed errori da non commettere. Insieme agli esperti di Eutekne abbiamo provato a individuarne alcuni.

L’INDAGINE

La richiesta di documenti per l’accertamento? Ci si può opporre ma evitare il muro contro muro

1 – L’accertamento è anche una sfida di nervi e richiede capacità comportamentali. Bisogna saper distinguere ciò che è consentito dalla legge da ciò che però è sconsigliabile fare. Un esempio su tutti: esiste una norma, l’art. 32 co. 4 del DPR 600/73, che dichiara (nel corso del processo e dell’accertamento con adesione) l’inutilizzabilità dei dati, delle notizie e dei documenti non esibiti nel corso della prima fase di confronto tra le parti.

Insomma nella fase due nessuno può costringervi ad esibire documenti non richiesti in fase uno, semplicemente evitate di esacerbare gli animi ponendo veti su documenti che non vi danneggerebbero o che non risulterebbero determinanti. Vero che avreste tutto il diritto di opporvi ma non sempre il muro contro muro risulta una scelta vincente. Infine non dimenticate che possono assumere valore anche le dichiarazioni di terzi supportate da elementi esterni.

LA NORMATIVA

Il fai-da-te con il Fisco non sempre conviene Per le questioni complesse meglio il consulente

2 – Non farsi prendere dal panico ma neanche sottovalutare il pericolo. Sono due atteggiamenti sbagliati che potrebbero complicare l’accertamento indipendentemente dal fatto che si abbia o meno qualcosa da nascondere. Il diritto tributario è una materia alquanto complessa, ragion per cui, al fine di avere delucidazioni sul comportamento da tenere e su che documenti esibire, oppure su che dati fornire, è utile chiedere il consiglio di una persona (commercialista, avvocato, tributarista) che, professionalmente, si occupa di tali questioni. Non è necessario affidare interamente le proprie questioni a un professionista ma consultarlo per un parere e qualche dritta è consigliabile. Spesso ci piovono addosso pareri e consigli forniti da amici o conoscenti sulla base del «sentito dire»: valutateli con cautela perché in alcuni casi possono rivelarsi dannosi, dato che ogni situazione, ai fini del redditometro, deve essere valutata a sé stante.

Guadagnare tempo per recuperare le «pezze d’appoggio» e preparare la difesa

3 – In genere, il tempo minimo per invitare il contribuente a comparire e a fornire i chiarimenti/documenti richiesti è di quindici giorni. Se c’è necessità di più tempo per reperire i documenti, è possibile chiedere una proroga del termine, ma utilizzate il tempo che vi serve per consultare esperti e ricontrollare con attenzione ciò che avete sostenuto nel primo colloquio. Servirsi di tutto il tempo a disposizione può essere molto utile a creare un’attenta linea difensiva e a cercare «le pezze d’appoggio» per sostenere le proprie tesi. Per esempio, se il redditometro ha acceso un faro per l’acquisto della vostra auto, barca o moto, tenetevi pronti a esibire contratti d’acquisto o di leasing e poi siate in grado di dimostrare la tracciabilità delle spese di manutenzione sostenute.

LE SANZIONI

Ignorare l’avviso può costare oltre 2 mila euro E indispettire la Commissione Tributaria

1 – La tentazione ce l’hanno in tanti: far finta di niente, negarsi, non presentarsi all’appuntamento, prendere tempo, procrastinare. Sono tutte tecniche difensive che però non pagano mai. E come tali sono tra le più sconsigliabili. Il comportamento ostruzionistico è persino previsto e sanzionato: si rischia una sanzione amministrativa che va da euro 258 a euro 2.065. Ma ciò che è ancora più determinante è il fatto che la mancata collaborazione può essere un elemento valutabile in maniera negativa dalla Commissione Tributaria, alla quale il contribuente potrebbe essere costretto a rivolgersi in seguito. Preparatevi con «armi convenzionali»: se vi contestano le spese di ristrutturazione usate per la detrazione fiscale, siate pronti a esibire ricevute di pagamento e bonifici bancari (unico strumento ammesso per ottenere il bonus).

I DOCUMENTI

Fornire notizie non vere non è reato Ma con atti falsificati si rischia il carcere

2 – A volte, negli inviti a comparire notificati per il «vecchio» redditometro era specificato che ove fossero fornite notizie e dati non rispondenti al vero, si sarebbe configurato un reato perseguibile penalmente. Però attenzione, non bisogna credere che la mancata giustificazione delle incongruenze costituisca reato e provochi l’avvio automatico di un procedimento penale. Non ci sono limiti alla modalità con cui si può giustificare una spesa: per esempio se l’oggetto contestato è un immobile, il soggetto può dimostrare di aver ottenuto un mutuo bancario, di aver utilizzato i soldi derivanti da una precedente cessione di un ulteriore immobile, di aver smobilizzato fondi, di aver ottenuto prestiti da familiari, di avere redditi “tassati alla fonte” come gli interessi attivi bancari e così via. Il penale scatta solo in ipotesi molto circoscritte, ad esempio quando viene esibito un documento materialmente falso.

LE VERIFICHE

Per dipendenti e pensionati utile tenere pronti gli estratti conti

3 – Il redditometro potrebbe riguardare anche lavoratori dipendenti e pensionati, soggetti teoricamente meno esposti all’evasione. Dover rispondere al Fisco può richiedere tempo ed energie, ma l’accertamento da redditometro è previsto dalla legge, quindi i funzionari dell’Agenzia delle Entrate operano nel pieno rispetto del diritto, anche se quel contribuente fosse «fedele» fiscalmente al 100%. Avere un atteggiamento scontroso («andate a cercare i veri evasori»), rischia solo di allungare i tempi di un procedimento che potrebbe essere archiviato prima dell’accertamento. Ricordatevi che il redditometro utilizza parametri predefiniti e a volte l’incrocio tra reddito dichiarato e tenore di vita può far accendere la spia del controllo. Per esempio, avete redditi che derivano da disinvestimenti (che non compaiono in dichiarazione dei redditi)? Tenete pronti gli estratti conto.

Tratto da “Corriere della Sera”

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I RICCHI NON PIANGONO PIÙ, CRESCITA RECORD DEI PATRIMONICresce la ricchezza globale nel mondo. Questo è quanto emerge dal report World Wealth Report (WWR) di Capgemini realizzato in collaborazione con RBC Wealth Management che mostra come nel 2012 la ricchezza globale abbia raggiunto dei livelli record, pari a 46.200 miliardi, il 10% in più.

Accantonata quindi l’ipotesi che i ricchi piangano, a sostenere la ripresa è stata soprattutto la crescita dei mercati azionari e della corrente immobiliare. Naturalmente la fotografia della crescita è differente da paese a paese anche se tutti i paesi sono stati interessati da una crescita. A spiccare il volo è stato il Nord America, che ritorna in vetta, dopo il sorpasso dell’Asia avvenuto lo scorso anno. Con 3,73 milioni i paperoni nordamericani superano i 3,68 milioni della regione asiatica, con una ricchezza complessiva di 12.700 miliardi contro i 12.000 della regione asiatica. A livello di Europa invece la crescita è stata pari al l’8,2% per un totale di 10.900 miliardi.

Il dato è ancora più sorprendente se si considera che l’approccio agli investimenti sia ancora prevalentemente prudente e che una delle maggiori preoccupazioni di questi investitori è la conservazione e la tutela del patrimonio. Difatti nella parte dedicata all’Insight Survey emerge la volontà di mantenere un atteggiamento conservativo, allocando quasi il 30% della propria ricchezza su segmenti come quello dei depositi. Differente anche in questo caso l’atteggiamento tra un’area geografica e l’altra, seppure alcune evidenze riguardino diversi paesi. Ad esempio il segmento equity ha assorbito una parte importante del portafoglio dei HNWI nel Nord America (37%) mentre in America Latina e Asia Pacifico (escluso il Giappone) si è optato di più per gli immobili. In Italia gli asset sono stati suddivisi tra immobili (29%) e investimenti a reddito fisso (22,1%).

E le prospettive per il settore sono rosee. Secondo lo studio la ripresa economica in corso migliora la fiducia degli investitori, e porta a sostenere che la ricchezza a livello globale crescerà del 6,5% l’anno nei prossimi tre anni. Sicuramente la crescita si concreterà maggiormente verso la regione asiatica, dove il numero di paperoni è maggiormente cresciuto rispetto al passato e che continuerà a guidare la crescita globale.

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