La bussola finanziaria

Finanziamenti

Come difendersi dalla pubblicità ingannevole, specialmente quando riguarda i finanziamenti? Sul suo sito, la Guardia di Finanza fornisce qualche indicazione. Innanzitutto, ritiene opportuno sottolineare il concetto di pubblicità ingannevole, che viene qualificata in “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea a indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente”.

Le informazioni che il cittadino deve rilevare, con estrema facilità e semplicità, con riguardo al settore dei prestiti, riguardano principalmente l’indicazione chiara e corretta – anche dal punto di vista grafico – dei costi del finanziamento, al fine di arrivare a formulare un’idea corretta e immediata della convenienza dell’offerta. Nello specifico, bisogna fare attenzione al Tan (il Tasso annuo nominale) e il Taeg (il Tasso annuo effettivo globale) per il finanziamento e all’Isc (Indice sintetico di costo) per i mutui. In particolare, questi ultimi due indicatori consentono al consumatore di calcolare gli oneri complessivi connessi all’intera operazione finanziaria.

È necessario poi sapere che non è possibile assicurare a chi avanza richieste di prestiti o di mutui la concreta possibilità di ottenere la concessione del finanziamento, anche in riferimento alla quantità, e la tempistica dell’erogazione, in quanto l’effettiva erogazione dei prestiti e dei mutui pubblicizzati è incerta poiché rimessa discrezionalmente all’ente erogante. Il cittadino, per tutelarsi, può rivolgersi al numero di pubblica utilità “117”, ovvero può recarsi presso la sede del più vicino reparto del Corpo il quale, acquisiti gli elementi d’interesse, provvederà a effettuare la prevista segnalazione all’Autorità garante.
pubblicità ingannevole

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SEI CONSIGLI PER LA SCELTA DI UN PRESTITOEsistono diverse forme di prestiti al consumo, da quelli personali a quelli finalizzati per l’acquisto di beni o servizi, dall’emissione e uso di carte di credito revolving alla cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Cosa hanno in comune tutte queste modalità di finanziamento? Per credito al consumo si intendono tutte quelle attività di finanziamento delle persone fisiche e delle famiglie che hanno lo scopo di sostenere i consumi o di rimandare o rateizzare i pagamenti. Il credito al consumo si caratterizza per il fatto che non serve per sostenere investimenti, ma solo per finanziare la spesa corrente delle famiglie, quindi, da questa attività sono esclusi tutti i soggetti che richiedono denaro per eseguire un’attività imprenditoriale o professionale.

Il rimborso avviene in forma rateale tramite pagamenti periodici di valore costante, composti da una quota con la quale viene rimborsata la somma ottenuta e da un’altra a titolo di interesse. Dal punto di vista legale rientrano nel credito al consumo tutte le somme da 200 a 75mila euro, con contratti di una durata massima di 10 anni.

LE CATEGORIE – Sono essenzialmente quattro i tipi di contratto di credito al consumo: prestito personale, prestito finalizzato, cessione del quinto dello stipendio o della pensione e carta di credito revolving.
-Il prestito personale è un finanziamento che non prevede una finalità determinata; è erogato direttamente a favore del cliente e rimborsabile a rate prestabilite, solitamente mensili. Presenta un tasso di interesse fisso ed è compreso tra i 200 e i 75.000 euro, con una durata massima di 10 anni.

-Il prestito finalizzato è invece rivolto all’acquisto di un bene o servizio specifico. Viene erogato a favore del venditore dei beni/servizi che il cliente vuole acquistare. Di solito prevede un tasso di interesse fisso e il rimborso avviene tramite rate mensili.

-La cessione del quinto dello stipendio o della pensione è un tipo di prestito che prevede la cessione mensile di una parte del proprio stipendio o pensione. È dedicato esclusivamente ai lavoratori dipendenti, a progetto e pensionati.

-La carta di credito revolving prevede la messa a disposizione del cliente di una somma (fido) che può essere impiegata a sua discrezione, con l’obbligo di restituzione tramite rimborsi periodici in una o più rate.

I consigli per la scelta
Ecco quello che gli esperti consigliano ai consumatori per tutelarsi ed evitare i rischi di diventare insolventi.
1. Confrontare molte offerte diverse. Non ascoltare unicamente quella della banca in cui si ha il conto corrente, è meglio mettere a confronto le diverse proposte e chiedere sempre il documento di informazioni europeo.

2. Informarsi su quanto vale il TAEG, ovvero il tasso annuo effettivo globale che raggruppa tutte le spese, e non solo il TAN (il tasso annuo nominale). Quest’ultimo è quello che spesso le finanziarie indicano, e non il primo.

3. Leggere attentamente le condizioni per la concessione del finanziamento: alcune infatti impongono l’apertura di un conto corrente poco conveniente e dispendioso.

4. Fare attenzione alle assicurazioni legate al prestito e alle spese di istruttoria: in genere sono facoltative, qualora fossero obbligatorie il loro costo va inserito nel TAEG.

5. Non pagare mai in ritardo le rate del credito: gli interessi di mora sono elevatissimi e il versamento in ritardo comporta la segnalazione ai Sic, gli archivi generali sui finanziamenti, che tutti gli istituti di credito consultano prima dell’erogazione del finanziamento.

6. Attenzione al totale della rata mensile: non deve oltrepassare mai il 30% del reddito mensile, altrimenti il rischio d’insolvenza è troppo alto.

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Credito al consumoDall’analisi di Super Money in Europa cresce il ricorso al credito per le spese ordinarie.

Se nel Regno Unito il prestito si spende al supermercato, in Italia serve per le cure mediche, come per andare dal dentista.

Siamo abituati a pensare che un prestito serva solo per affrontare spese straordinarie e di una certa entità, eppure la crisi ha costretto molti cittadini europei a fare ricorso al credito al consumo anche per quelle legate alla quotidianità. La tendenza non riguarda solo i Paesi mediterranei, ma coinvolge anche gli “insospettabili”, come il Regno Unito.

Secondo l’ultima ricerca del Gruppo Which?, un inglese su 5 necessita oggi di prestiti online o tradizionali per fare la spesa, e il responsabile dello studio Richard Lloyd ha aggiunto: “Negli ultimi anni, con i prezzi dei prodotti alimentari in aumento, su dieci famiglie in difficoltà otto dicono di essere preoccupate per i prezzi alimentari. Più della metà, poi, aggiunge di prevedere tagli sui propri consumi alimentari nei prossimi mesi”.

I sudditi di Sua Maestà possono tuttavia considerarsi – magrissima consolazione – in buona compagnia. Fra i Paesi più in difficoltà non poteva certo mancare l’Italia, dove i cittadini sono alle prese con la peggiore crisi economica di sempre, stretti fra disoccupazione da un lato e bassi salari dall’altro.

Pur nella generale difficoltà di accedere al credito bancario, secondo le ultime rilevazioni Eurispes, il 23% degli italiani ha sottoscritto un finanziamento per pagare le spese dentistiche. Gli interventi ai denti sembrano del resto i più sacrificati dalla crisi, a causa del loro costo spesso proibitivo: dalla stessa ricerca emerge il 40% delle famiglie ha rinunciato all’apparecchio per i propri figli.

Il peso di queste spese si ripercuote anche sull’altra fascia debole per eccellenza, quella dei pensionati, che non potrebbero pagare dentiere, protesi e altri interventi ortodontici se non ricorrendo a un prestito (spesso la cessione del quinto della pensione o i finanziamenti offerti dagli stessi studi dentistici, ndr).

Poiché però la strada per accedere a credito è sempre più impervia, gli italiani sanno bene che non possono esagerare. Il prestito serve solo per i casi irrinunciabili, tutte le altre cure ritenute non fondamentali sono rimandate: il budget che le famiglie destinano alla prevenzione e alla salute si è ridotto di ben il 40,6% durante l’ultimo anno.

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