La bussola finanziaria

L'abitazione non potrà essere più messa all'asta

Come cambierà il Fisco in materia di recupero crediti ?

I IL GOVERNO E LE TASSE

Case, debiti e rimborsi
Così cambierà il Fisco

L’abitazione non potrà essere messa all’asta. Necessaria
la riforma del catasto ma serviranno non meno di 5 anni

pignoramenti saranno meno «dolorosi» e più attenti alle esigenze delle famiglie e delle imprese, è prevista una maggior flessibilità sui pagamenti rateali ed un alleggerimento degli obblighi a carico dei contribuenti che propongono un ricorso.

Il Parlamento ha sollecitato il governo a riformare le norme per la riscossione dei tributi per conto degli enti pubblici, e sembra che i tempi siano maturi per apportare  una nuova revisione delle norme venendo incontro alle esigenze dei contribuenti, e cercando di garantire, al tempo stesso, l’efficacia dell’azione di recupero dei crediti fiscali.

Lo studio delle nuove regole sulla riscossione è già in fase avanzata, e sembra che ci sarebbe stata al Ministero dell’Economia una prima verifica tecnica importante. La linea sulla quale si muove il governo è quella tracciata dalla Commissione Finanze della Camera in una risoluzione di pochi giorni fa.

Il primo obiettivo è porre un limite all’esproprio e al pignoramento che scatta sulla casa di abitazione del contribuente moroso o, nel caso di un’impresa, sui beni funzionali all’attività. L’idea è quella di consentire il pignoramento dei beni a fronte di un credito fiscale di importo consistente (oggi deve essere superiore a 20 mila euro), ma preservarli dalla loro alienazione. La casa, insomma, potrà essere «congelata», ma non venduta all’asta dall’agente della riscossione per tutelare il credito dell’ente pubblico che gliel’ha affidato.

Un’altra novità importante che si profila è un ammorbidimento del principio «solve et repete» tanto odiato dai cittadini, ovvero l’obbligo di pagare almeno un terzo delle maggiori somme pretese dal Fisco prima di poter presentare un ricorso ed avviare un contenzioso. Potrebbero essere esentati da quest’obbligo almeno i contribuenti nei cui confronti l’amministrazione fiscale non contesti comportamenti fraudolenti, o comunque dolosi.

E’ prevista anche una maggior flessibilità sui pagamenti rateali, anche in questo caso dei debiti fiscali consentendo la possibilità di avere una dilazione di pagamento più lunga, e dunque rate più leggere da pagare, soprattutto per i contribuenti che hanno problemi di liquidità. Il numero massimo delle rate mensili (oggi è di 72, quindi 6 anni) potrebbe essere leggermente aumentato, anche se non si arriverà a 120, come suggerisce qualcuno. Ma potrebbe cadere, di conseguenza, l’attuale vincolo di una rata minima da cento euro.

Maggiore tolleranza anche sui pagamenti mancati, oppure in ritardo: l’idea è quella di accettare il mancato pagamento di un massimo di cinque rate nell’arco dell’intero piano di rateizzazione, non più di tre consecutive, senza che per questo il piano di dilazione dei pagamenti venga revocato, mentre oggi il beneficio decade automaticamente se il contribuente «buca» il pagamento di due rate consecutive.

Non sono escluse anche ad altre regole sulla riscossione che permettano di garantire il recupero dei crediti. Come ha sottolineato la Corte dei conti, dopo una stretta durissima, il Parlamento ha allentato le norme contro l’evasione, e con queste quelle sulla riscossione. Con il risultato che la capacità di recupero dei crediti, negli ultimi due anni, si è molto ridotta. Non solo da parte di Equitalia. La legge che di fatto impedisce la riscossione coatta per i crediti sotto i 2.000 euro ha messo in ginocchio le casse dei Comuni. I sindaci vogliono riprendersi da Equitalia la riscossione, ma da mesi non incassano più un euro su multe, contravvenzioni, e tutti gli altri accertamenti di importo più piccolo.

Questo pacchetto di riforme sarà pronto nel giro di un paio di settimane. Mentre invece  per  la riforma del catasto immobiliare, sollecitata ancora ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera sono previsti tempi più lunghi, ci vorranno almeno cinque anni, ma è indispensabile, perché le rendite sono vecchissime e inique. Proiettando la loro ingiustizia sul fisco, grazie all’Imu basata sulle rendite per giunta rivalutate, e sul welfare , perché ad esempio l’indice Isee della ricchezza, usato per l’accesso alle prestazioni, tiene conto degli immobili posseduti valutati in base al catasto e non al valore di mercato.

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