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La bussola finanziaria

TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE SULL’ANAGRAFELo scorso 24 giugno è entrato in vigore il nuovo Sistema di Interscambio Dati (SID), il sistema creato dall’Agenzia delle Entrate per raccogliere tutte le informazioni sui conti correnti degli italiani.

Il SID (Sistema di Interscambio Flussi Dati) è l’infrastruttura trasmissiva dedicata, nei servizi che ne prevedono lo specifico utilizzo, allo scambio automatizzato di flussi dati con amministrazioni, società, enti e ditte individuali. L’obbligo o la facoltà di utilizzare il SID è specificato nelle pagine informative dei singoli servizi.
Per utilizzare tale infrastruttura è necessario essere registrati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline) ed accreditare un proprio “nodo” di interscambio ovvero selezionare uno dei “nodi” preventivamente accreditati che offrono tale servizio di trasmissione.
** Fino al 10 luglio l’accreditamento al SID viene riservato ai soli nodi di interscambio che offrono i propri servizi di trasmissione ad altri soggetti**

La fruizione del SID richiede:

Le amministrazioni, società, enti e ditte individuali che si avvalgono del SID:

  • potranno utilizzare due diverse modalità di trasmissione: il canale FTP, ovvero l’utilizzo del canale trasmissivo Posta Elettronica Certificata (PEC) per file di dimensione non superiore a 20 MB.
    In caso di utilizzo del canale trasmissivo FTP potranno:
  • utilizzare tale canale direttamente, con un proprio nodo di interscambio;
  • avvalersi di uno dei nodi di interscambio preventivamente accreditati da Gestori che offrono a terzi tale possibilità di transito. In questo caso il nodo opera esclusivamente da canale trasmissivo e non ha alcun ruolo attivo nella predisposizione dei file da inviare;
  • troveranno indicato nelle aree del sito istituzionale dell’Agenzia dedicate ai servizi che richiedono l’utilizzo del SID, quali livelli di controllo, tra quelli gestiti dal SID, dovranno adottare nella predisposizione e trasmissione dei flussi dati automatizzati.

Fonte Agenzia delle Entrate

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RISPARMIA FINO A € 5.000La promozione è stata prorogata fino al 31 luglio 2013

I clienti che trasferiranno titoli e/o OICR da altro istituto bancario non appartenente al Gruppo MPS presso la Filiale 6000 di Promozione potranno usufruire:

– del rimborso delle spese e/o delle commissioni su conti correnti e dossier titoli, identificati ai fini della promozione, per il periodo 01/07/2013 – 31/12/2013 (Beneficio 1);

– del rimborso dell’imposta di bollo per il 2° semestre 2013 e per tutto il 2014 sul proprio dossier titoli (Beneficio 2).

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IL NUOVO REGIME DI TASSAZIONE FAVORISCE I CONTI DEPOSITOIn seguito all’entrata in vigore del nuovo regime di tassazione delle rendite finanziarie, a partire da  gennaio 2012, le banche italiane hanno assistito ad una crescita sostenuta dei conti di deposito.

Dai dati presentati in Appendice della relazione del Governatore della Banca d’Italia il 31 maggio scorso, si evidenzia che i depositi con durata prestabilita, fino a due anni, sono cresciuti da 84,2 miliardi alla fine del 2011 al 164,8 miliardi a marzo del 2013.

L’aumento dell’aggregato dei conti deposito di circa 80 miliardi è stato in parte compensato dalla diminuzione della raccolta tramite obbligazioni bancarie che, nel medesimo periodo, nella componente oltre i due anni, sono passate da 546,1 miliardi a 495,9, con una flessione quindi di circa 50 miliardi.

Il parere di Massimo Scolari, segretario generale di Ascosim, è che il cambiamento degli investimenti della clientela è stato favorito dalla variazione del regime fiscale dei due strumenti: prima del 2012 gli investimenti obbligazionari erano avvantaggiati poiché erano soggetti ad un’aliquota fiscale del 12,5%, mentre sui depositi gravava un’imposta del 27%. La riforma del trattamento fiscale delle rendite finanziaria ha livellato l’aliquota fiscale al 20%, favorendo quindi la crescita dei conti di deposito in una fase nella quale le famiglie esprimevano una netta preferenza per gli investimenti a breve termine.

Il conto di deposito come strumento di gestione del risparmio delle famiglie rappresenta una soluzione per il parcheggio della liquidità, in attesa di impegni di spesa futuri oppure di investimenti finanziari rinviati a causa del clima di eccessiva incertezza.

L’attrattività di questo strumento deriva sia dalla semplicità sia dalla remunerazione offerta da numerose banche che è di frequente competitiva rispetto agli impeghi alternativi in strumenti di mercato monetario o dei Buoni del Tesoro.

Si aggiunga inoltre che la copertura assicurativa offerta dal Fondo di Tutela dei Depositi, per importi fino a 100 mila euro, riducendo il rischio di controparte  incrementa ulteriormente l’attrattività dello strumento come forma di impego della liquidità.

Il giudizio sulla qualità dei prodotti di risparmio e di investimento deve comunque essere inquadrato all’interno della  gestione complessiva del patrimonio del risparmiatore: le scelte di investimento devono infatti essere ispirate a criteri di diversificazione e di equilibrio tra rendimento e rischio finanziario. In tal senso la convenienza ad investire il risparmio in conti di deposito deve essere valutata caso per caso, alla luce dell’adeguatezza dell’intero portafoglio rispetto alle caratteristiche e alle esigenze di pianificazione finanziarie del risparmiatore.

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SCARESTIMENTI NON TRADIZIONALISE RISORSE PER LA PENSIONE? OCCORRONO INVSecondo un’indagine di Natixis Global Asset Management effettuata a livello internazionale e che ha coinvolto oltre 500 investitori istituzionali, prevalentemente del mondo previdenziale pubblico e privato, l’85% degli investitori istituzionali italiani ritiene che la popolazione non abbia abbastanza risorse finanziarie per garantirsi un buon tenore di vita in età pensionabile.

Causa la crisi finanziaria degli ultimi anni e l’utilizzo delle tradizionali metodologie di investimento, i portafogli degli italiani non sembrano costruiti per far fronte a necessità future. La maggioranza degli investitori (70%) ha infatti sottolineato la necessità di modificare gli investimenti verso approcci non tradizionali come strategie di gestione della volatilità. Con particolare riferimento agli investitori italiani, il 48% prevede di aumentare l’esposizione all’azionario, il 43% quella ai mercati emergenti e il 40% quella sul real estate. L’81% dei partecipanti allo studio ritiene che le strategie alternative daranno risultati migliori che nel 2012.

In particolare, dallo studio emerge come il 60% degli investitori istituzionali italiani abbia già introdotto gestione di attività e di passività all’interno dei propri portafogli, un dato ben al di sopra del 46% registrato a livello internazionale. “Se guardiamo alla situazione esistente solo pochi anni fa, la percentuale di investitori istituzionali che utilizzavano all’interno del portafoglio strategie di gestione degli attivi e passivi era vicina allo zero”- commenta Antonio Bottillo, Amministratore Delegato per l’Italia di Natixis Global Asset Management -. “È significativo che oggi si sia arrivati al 60%, segno che c’è sempre più bisogno di tecniche che permettano di aiutare i propri clienti a raggiungere obiettivi di lungo periodo”.

“I dati dimostrano ancora una volta come gli investitori istituzionali italiani siano alla ricerca di strumenti più adeguati che riescano a combinare crescita del capitale nel lungo periodo e difesa dagli shock di mercato”, aggiunge Antonio Bottillo. “Proprio per far fronte a queste esigenze, crediamo che un approccio orientato al rischio, prima ancora che al rendimento, sia in grado di navigare attraverso diverse fasi di mercato in modo da assicurarsi le risorse finanziarie adeguate per il proprio futuro”.

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SEI CONSIGLI PER LA SCELTA DI UN PRESTITOEsistono diverse forme di prestiti al consumo, da quelli personali a quelli finalizzati per l’acquisto di beni o servizi, dall’emissione e uso di carte di credito revolving alla cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Cosa hanno in comune tutte queste modalità di finanziamento? Per credito al consumo si intendono tutte quelle attività di finanziamento delle persone fisiche e delle famiglie che hanno lo scopo di sostenere i consumi o di rimandare o rateizzare i pagamenti. Il credito al consumo si caratterizza per il fatto che non serve per sostenere investimenti, ma solo per finanziare la spesa corrente delle famiglie, quindi, da questa attività sono esclusi tutti i soggetti che richiedono denaro per eseguire un’attività imprenditoriale o professionale.

Il rimborso avviene in forma rateale tramite pagamenti periodici di valore costante, composti da una quota con la quale viene rimborsata la somma ottenuta e da un’altra a titolo di interesse. Dal punto di vista legale rientrano nel credito al consumo tutte le somme da 200 a 75mila euro, con contratti di una durata massima di 10 anni.

LE CATEGORIE – Sono essenzialmente quattro i tipi di contratto di credito al consumo: prestito personale, prestito finalizzato, cessione del quinto dello stipendio o della pensione e carta di credito revolving.
-Il prestito personale è un finanziamento che non prevede una finalità determinata; è erogato direttamente a favore del cliente e rimborsabile a rate prestabilite, solitamente mensili. Presenta un tasso di interesse fisso ed è compreso tra i 200 e i 75.000 euro, con una durata massima di 10 anni.

-Il prestito finalizzato è invece rivolto all’acquisto di un bene o servizio specifico. Viene erogato a favore del venditore dei beni/servizi che il cliente vuole acquistare. Di solito prevede un tasso di interesse fisso e il rimborso avviene tramite rate mensili.

-La cessione del quinto dello stipendio o della pensione è un tipo di prestito che prevede la cessione mensile di una parte del proprio stipendio o pensione. È dedicato esclusivamente ai lavoratori dipendenti, a progetto e pensionati.

-La carta di credito revolving prevede la messa a disposizione del cliente di una somma (fido) che può essere impiegata a sua discrezione, con l’obbligo di restituzione tramite rimborsi periodici in una o più rate.

I consigli per la scelta
Ecco quello che gli esperti consigliano ai consumatori per tutelarsi ed evitare i rischi di diventare insolventi.
1. Confrontare molte offerte diverse. Non ascoltare unicamente quella della banca in cui si ha il conto corrente, è meglio mettere a confronto le diverse proposte e chiedere sempre il documento di informazioni europeo.

2. Informarsi su quanto vale il TAEG, ovvero il tasso annuo effettivo globale che raggruppa tutte le spese, e non solo il TAN (il tasso annuo nominale). Quest’ultimo è quello che spesso le finanziarie indicano, e non il primo.

3. Leggere attentamente le condizioni per la concessione del finanziamento: alcune infatti impongono l’apertura di un conto corrente poco conveniente e dispendioso.

4. Fare attenzione alle assicurazioni legate al prestito e alle spese di istruttoria: in genere sono facoltative, qualora fossero obbligatorie il loro costo va inserito nel TAEG.

5. Non pagare mai in ritardo le rate del credito: gli interessi di mora sono elevatissimi e il versamento in ritardo comporta la segnalazione ai Sic, gli archivi generali sui finanziamenti, che tutti gli istituti di credito consultano prima dell’erogazione del finanziamento.

6. Attenzione al totale della rata mensile: non deve oltrepassare mai il 30% del reddito mensile, altrimenti il rischio d’insolvenza è troppo alto.

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Risparmia fino al 99Chi attiva un conto corrente presso una Banca Online il risparmio è quasi totale: questo è il risultato dello studio di SosTariffe.it sui conti correnti.

Il risultato dimostra che un conto corrente aperto con una banca tradizionale può arrivare a costare più di 130 euro all’anno se ci si reca sempre in filiale. Questa spesa diminuisce sensibilmente attivando un conto presso una banca online vera e propria, il risparmio è di oltre il 99%.

Lo studio è stato condotto analizzando 3 possibili correntisti tipo italiani: il single/giovane, la coppia e la famiglia. Per ogni profilo è stata individuata una modalità di utilizzo del conto corrente di una banca tradizionale e calcolata la spesa media annua secondo tre diverse operatività. La prima, “online”, riguarda chi effettua quasi tutte le operazioni attraverso l’internet banking, la seconda, “misto”, si riferisce a chi alterna operazioni in filiale a quelle al computer, la terza, “no internet”, viene applicata da chi rifiuta decisamente di usare canali alternativi alla visita allo sportello.

Il confronto è stato effettuato scegliendo il conto più adatto per ogni profilo in ciascuna delle cinque principali banche italiane. I risultati sono stati poi confrontati con la spesa media annua sostenuta con i conti delle banche attive solo online. Con un utilizzo offline, si può spendere più di 120 euro l’anno per il proprio conto corrente. Le banche online, invece, mantengono la promessa di un “conto zero spese” e hanno effettivamente costi di gestione prossimi allo zero. Alcune banche online rimborsano anche l’imposta di bollo sui conti correnti di 34,20 euro, introdotta lo scorso anno, obbligatoria per chi ha giacenze medie superiori ai 5mila euro.

Utilizzare  un’operatività online con una banca tradizionale consente già di ottenere un risparmio tra il 40% e il 60% delle spese per gestire le proprie finanze ed effettuare bonifici, rispetto ad operare completamente offline.  I costi si abbatteranno quasi totalmente se  se si sceglierà di avvalersi di un conto aperto presso una banca online: in questo caso i costi tendono ad azzerarsi e i risparmi arrivano al 99%.

Sempre più italiani stanno valutando la possibilità di cambiare conto. La convenienza di passare a una banca online, o comunque di cominciare a operare online con un conto tradizionale, è chiarissima. “Il numero crescente di sottoscrizioni di conti correnti online che registriamo su SosTariffe.it, ha commentato Alberto Mazzetti, amministratore delegato e co-fondatore di SosTariffe.it, “è indice che anche in Italia qualcosa sta cambiando nelle abitudini di consumo degli utenti”.

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Non é difficile investire in sicurezzaIn teoria no, perché il mercato finanziario offre una grande varietà di strumenti che rispondono a questo requisito.

Sicurezza negli investimenti può significare non essere disposti a perdere soldi in nessun orizzonte temporale. Neppure in un giorno. Se è così, bisogna accontentarsi di rendimenti veramente contenuti e stare lontani da qualsiasi mercato finanziario, dove i prezzi possono oscillare per svariati motivi. Occorre quindi orientare la propria scelta tra i conti di deposito, i libretti bancari e postali e i buoni postali. Con questi strumenti si ha la sicurezza di poter liquidare l’investimento in qualsiasi momento senza registrare una perdita.

Esempio: Rendimenti libretti postali in vigore dal 18 febbraio 2013

 

LIBRETTO NOMINATIVO ORDINARIO

…una soluzione pratica e sicura per gestire i tuoi risparmi

0,50% (tasso nominale annuo lordo)

LIBRETTO DEDICATO AI MINORI

…una soluzione semplice e conveniente per educare i tuoi ragazzi a risparmiare

3,00% (tasso nominale annuo lordo)

LIBRETTO GIUDIZIARIO

…accogliere somme di denaro derivanti da procedimenti giudiziari (pignoramenti, sequestri, ecc.) su richiesta dell’autorità giudiziaria

2,60% (tasso nominale annuo lordo)

LIBRETTO AL PORTATORE

…una soluzione sicura per gestire i tuoi risparmi

0,05% (tasso nominale annuo lordo)

Ma anche le persone più avverse al rischio non faranno fatica a comprendere che difficilmente si può puntare a una vera protezione del capitale nel lungo periodo con strumenti come questi. Perché su orizzonti non brevi, l’investitore privato deve sempre mettere in conto l’erosione dell’inflazione.

L’orizzonte temporale vero di una moltitudine di risparmiatori, quello in cui è necessario proteggere il capitale, non è di pochi giorni o mesi, ma almeno di qualche anno. Non tutti infatti hanno esigenze di spesa a breve termine e non tutti sono condizionati dall’esigenza di poter liquidare in qualsiasi momento il proprio investimento senza perdite. Qui entra in gioco la pianificazione delle finanze personali, che va costruita con l’aiuto di un bravo consulente, mettendo gli obiettivi familiari in ordine di priorità e associando a ciascuno di essi risorse e strumenti finanziari.

Gli inevitabili rischi di oscillazione di prezzo di tutti i tipi di investimenti possono essere molto contenute  e nessun rischio di default, mediante un’accurata scelta delle soluzioni finanziarie effettuata dal consulente.

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BCE preservare l'indipendenza della nostra bancaA proposito delle prossime mosse di Francoforte, Draghi, ha affermato che la Bce “resterà profondamente legata al suo paradigma di politica monetaria, ha inoltre affermato l’importanza di un  “solido ancoraggio istituzionale” il quale ha consentito all’Eurotower di guadagnare “fiducia e rispetto”.

La Bce si aspetta una “ripresa molto graduale” dell’economia dell’Eurozona “nell’ultima parte dell’anno”. E’ quanto ha affermato, Mario Draghi, durante una conferenza a Shanghai. “La situazione economica nell’area euro resta difficile ma c’e’ qualche segnale di una possibile stabilizzazione”, ha sottolineato Draghi, “il nostro scenario di base continua a essere una ripresa molto graduale che inizi nell’ultima parte dell’anno in corso”.

Il presidente dell’Eurotower , interpellato sull’argomento ha poi ammesso che la Bce ha “canali più stretti” per attuare una politica monetaria di alleggerimento quantitativo rispetto alla Federal Reserve americana. Quanto agli organi politici europei, il presidente della Bce si e’ detto sicuro che siano “pronti a perseguire il duplice obiettivo di riformare le singole economie nazionali e completare l’architettura istituzionale a livello europeo”, laddove l’unione monetaria “oggi e più resistente e stabile di prima”. Quanto alle ‘Outright Monetary Transactions’, ovvero gli acquisti di titoli di Stato di paesi dell’area previsti in caso di difficoltà (il cosiddetto ‘piano anti-spread’), Draghi ha spiegato che il programma “ha lo scopo di mantenere i rendimenti sotto i livelli di panico, non di aiutare i governi a essere solvibili”, in quanto non si interviene su “quella componente dello spread che e’ giustificata dai fondamentali”.

Infine il governatore si è espresso anche sulla questione bancaria, annunciando novità imminenti. In particolare il meccanismo di supervisione unica delle banche dell’Eurozona, che verrà gestito dalla Bce, partirà a giugno, ma non prima di un lavoro di revisione dei bilanci degli istituti, che avverrà “con l’opportuno coinvolgimento del settore privato”. “La posizione di capitale delle banche e’ evidentemente qualcosa che sta al di fuori dell’area di competenza della Bce”, ha concluso  Draghi.

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L'abitazione non potrà essere più messa all'asta

Come cambierà il Fisco in materia di recupero crediti ?

I IL GOVERNO E LE TASSE

Case, debiti e rimborsi
Così cambierà il Fisco

L’abitazione non potrà essere messa all’asta. Necessaria
la riforma del catasto ma serviranno non meno di 5 anni

pignoramenti saranno meno «dolorosi» e più attenti alle esigenze delle famiglie e delle imprese, è prevista una maggior flessibilità sui pagamenti rateali ed un alleggerimento degli obblighi a carico dei contribuenti che propongono un ricorso.

Il Parlamento ha sollecitato il governo a riformare le norme per la riscossione dei tributi per conto degli enti pubblici, e sembra che i tempi siano maturi per apportare  una nuova revisione delle norme venendo incontro alle esigenze dei contribuenti, e cercando di garantire, al tempo stesso, l’efficacia dell’azione di recupero dei crediti fiscali.

Lo studio delle nuove regole sulla riscossione è già in fase avanzata, e sembra che ci sarebbe stata al Ministero dell’Economia una prima verifica tecnica importante. La linea sulla quale si muove il governo è quella tracciata dalla Commissione Finanze della Camera in una risoluzione di pochi giorni fa.

Il primo obiettivo è porre un limite all’esproprio e al pignoramento che scatta sulla casa di abitazione del contribuente moroso o, nel caso di un’impresa, sui beni funzionali all’attività. L’idea è quella di consentire il pignoramento dei beni a fronte di un credito fiscale di importo consistente (oggi deve essere superiore a 20 mila euro), ma preservarli dalla loro alienazione. La casa, insomma, potrà essere «congelata», ma non venduta all’asta dall’agente della riscossione per tutelare il credito dell’ente pubblico che gliel’ha affidato.

Un’altra novità importante che si profila è un ammorbidimento del principio «solve et repete» tanto odiato dai cittadini, ovvero l’obbligo di pagare almeno un terzo delle maggiori somme pretese dal Fisco prima di poter presentare un ricorso ed avviare un contenzioso. Potrebbero essere esentati da quest’obbligo almeno i contribuenti nei cui confronti l’amministrazione fiscale non contesti comportamenti fraudolenti, o comunque dolosi.

E’ prevista anche una maggior flessibilità sui pagamenti rateali, anche in questo caso dei debiti fiscali consentendo la possibilità di avere una dilazione di pagamento più lunga, e dunque rate più leggere da pagare, soprattutto per i contribuenti che hanno problemi di liquidità. Il numero massimo delle rate mensili (oggi è di 72, quindi 6 anni) potrebbe essere leggermente aumentato, anche se non si arriverà a 120, come suggerisce qualcuno. Ma potrebbe cadere, di conseguenza, l’attuale vincolo di una rata minima da cento euro.

Maggiore tolleranza anche sui pagamenti mancati, oppure in ritardo: l’idea è quella di accettare il mancato pagamento di un massimo di cinque rate nell’arco dell’intero piano di rateizzazione, non più di tre consecutive, senza che per questo il piano di dilazione dei pagamenti venga revocato, mentre oggi il beneficio decade automaticamente se il contribuente «buca» il pagamento di due rate consecutive.

Non sono escluse anche ad altre regole sulla riscossione che permettano di garantire il recupero dei crediti. Come ha sottolineato la Corte dei conti, dopo una stretta durissima, il Parlamento ha allentato le norme contro l’evasione, e con queste quelle sulla riscossione. Con il risultato che la capacità di recupero dei crediti, negli ultimi due anni, si è molto ridotta. Non solo da parte di Equitalia. La legge che di fatto impedisce la riscossione coatta per i crediti sotto i 2.000 euro ha messo in ginocchio le casse dei Comuni. I sindaci vogliono riprendersi da Equitalia la riscossione, ma da mesi non incassano più un euro su multe, contravvenzioni, e tutti gli altri accertamenti di importo più piccolo.

Questo pacchetto di riforme sarà pronto nel giro di un paio di settimane. Mentre invece  per  la riforma del catasto immobiliare, sollecitata ancora ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera sono previsti tempi più lunghi, ci vorranno almeno cinque anni, ma è indispensabile, perché le rendite sono vecchissime e inique. Proiettando la loro ingiustizia sul fisco, grazie all’Imu basata sulle rendite per giunta rivalutate, e sul welfare , perché ad esempio l’indice Isee della ricchezza, usato per l’accesso alle prestazioni, tiene conto degli immobili posseduti valutati in base al catasto e non al valore di mercato.

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Pensioni a rischioLo scenario emerso dagli ultimi bilanci del neonato “SUPERINPS, sono davvero preoccupanti, la minaccia arriva infatti da una lettera dello stesso direttore Mastropasqua, che sostiene che dopo la fusione con l’Inpdap, l’Inps stia vedendo i propri bilanci crollare e che dal 2015 potrebbero non esserci più i soldi per pagare i pensionati italiani.

Visti i tempi che corrono e il rischio sempre più probabile di non avere più una pensione dal 2015, per gli italiani la soluzione migliore, per vivere serenamente nella vecchiaia, sarebbe quella di crearsi una pensione integrativa.

Una valida alternativa alla sottoscrizione di un Piano Individuale Pensionistico è fornito dal mercato finanziario; attualmente le due migliori proposte, per gestire in autonomia la previdenza integrativa, sembrano essere gli Zero coupon e i Btpi.

Di cosa si tratta? Il primo è un investimento molto semplice, privo di cedola, che consente al titolare di non dovere effettuare nessuna operazione dopo l’acquisto, basta infatti attendere la scadenza per incassare il controvalore.

I Btpi invece sono titoli di stato indicizzati, che si rivalutano nel tempo, ma gli interessi non vengono automaticamente reinvestiti, ma depositati sul conto corrente del cliente, che deve avere quindi cura nel reinvestirli.

Gli zero coupon si adattano a coloro a cui mancano pochi anni alla pensione, quindi che devono investire capitali per poco tempo, mentre i Bpti, essendo indicizzati al costo della vita, sono maggiormente indicati per investimenti più lunghi.

Entrambi presentano vantaggi e svantaggi, quindi prima di effettuare un investimento di capitali, è bene leggere accuratamente i pro e i contro dei due strumenti, per comprendere quale possa essere più in linea con le proprie esigenze.

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