La bussola finanziaria

BTP Italia o buoni postali indicizzati all'inflazioneIl Btp Italia, titolo introdotto nell’anno 2012 dal Tesoro, si avvicina molto come struttura ai buoni postali indicizzati all’inflazione.

Entrambi questi prodotti infatti hanno un rendimento determinato da un tasso base (tasso reale) a cui si aggiunge l’indice di inflazione italiana FOI ex-tabacchi. I due titoli sono quindi facilmente confrontabili.

Appare subito evidente come il Btp Italia sia stato sempre vincente rispetto al buono postale. Le tre emissioni del Btp Italia del 2012 hanno avuto rispettivamente un tasso reale base di 2,45%, 3,55%, 2,55%.

L’attuale serie di buoni postali ha un tasso effettivo lordo pari a 1,55%, e anche la serie di dicembre 2011 (quando i tassi di interesse erano ai massimi) raggiunse “solo” il 2,27%. Inoltre questi tassi si riferiscono alla scadenza a  10 anni (sarebbero inferiori se il buono viene riscosso prima), mentre i Btp Italia hanno scadenza quadriennale e garantiscono un ulteriore premio dello 0,4% se mantenuti dal collocamento alla scadenza.

Insomma, se si guarda al rendimento, il Btp Italia vince nettamente.

Caratteristiche Btp Italia e BFPi:

Entrambi i titoli sono adatti ai piccoli risparmiatori: i BPFi sono sottoscrivibili anche con 250 euro, mentre 1.000 euro è il minimo per i Btp Italia.

I buoni sono emessi regolarmente ogni mese senza costi di sottoscrizione. I Btp sono collocati sulla base delle esigenze del Tesoro e la data di collocamento è nota solo un mese prima (circa). Anche per i Btp non si pagano commissioni se acquistati al collocamento, se invece vengono acquistati sul mercato si pagano le normali commissioni di negoziazione della banca.

Entrambi sono garantiti dallo Stato (i buoni tramite la Cassa Depositi e Prestiti) con interessi tassati al 12,5%.

Btp Italia e buoni sono quindi molto simili ma sulla base del rendimento si dovrebbe propendere per i primi. Quando si può invece optare per i buoni postali?

Quando è preferibile il buono postale al Btp Italia

Si potrebbero scegliere i buoni postali anche in un’ottica di diversificazione, però questa risulta essere una motivazione debole. Sia i Btp Italia che i buoni postali sono di fatto garantiti dallo Stato Italiano, quindi soggetti al medesimo rischio emittente.

La vera ragione per scegliere i buoni indicizzati all’inflazione è che questi non sono soggetti al rischio tasso. Chi ha investito in Btp sa che, al variare dei tassi di mercato (e dello spread), il valore dei suoi titoli varia. Con i Btp Italia quindi si possono avere variazioni positive o negative in conto capitale qualora si venda prima della scadenza. Con i buoni postali invece il capitale è sempre garantito, e dopo 18 mesi anche gli interessi.

Ovviamente questa risulta una motivazione valida solo se si ritiene che ci sia la possibilità di vendere in anticipo i Btp. Se portati a scadenza infatti, il capitale è garantito anche per questi.

Occorre ricordare però, che gli interessi dei Bfp vengono liquidati all’investitore soltanto dopo 18 mesi dall’acquisto e non ogni semestre, come avviene invece per i Btp.

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