La bussola finanziaria

Maurizio Costa

TUTTI I PRINCIPALI GRUPPI BANCARI ITALIANI SONO CON LE FORBICI IN MANONon solo Banca Mps, UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banca Popolare di Milano e Banco Popolare sono tutte con le forbici in mano a calibrare la giusta quantità dei tagli.

UniCredit

In Italia le uscite per i piani di prepensionamento incentivati dal 2007 al 2014 sono state 11.900. Di questi, 200 usciranno nel 2014. Dal 2010 le assunzioni sono state circa 3.000, un dato che comprende le 400 effettuate nel 2013. Delle 500 annunciate all’inizio dell’anno, le 100 che restano si concretizzeranno nel 2014.

Intesa Sanpaolo

In Italia dal 2007 al 2013 24mila persone sono uscite con piani di esodo incentivato e volontario. Il rapporto tra uscite e assunzioni è stato di 2 a 1. Sono infatti entrare 12mila risorse, quasi tutti giovani. Di questi, 4.800 sono stati assunti con contratto di apprendistato. Confermato il 99,7% del totale.

Ubi Banca

Quando il gruppo è nato, nel 2007, i dipendenti erano più di 21mila. Oggi sono circa 18.500. L’ultimo piano prevedeva l’accesso al percorso di esodo anticipato per 650 risorse e l’ingresso di 240 giovani in tre anni dal 2013. Con l’esodo volontario alla fine sono uscite 736 risorse. Per questo, è stato raggiunto un accordo finalizzato ad accogliere altre 43 persone.

Banca Popolare di Milano

Nel dicembre del 2011 i dipendenti erano 8.500, mentre quest’anno sono 8mila e nel dicembre del 2015 dovranno essere 7.800 circa. Nel luglio del 2012 il gruppo ha approvato il piano industriale 2012-2015 che tra l’altro prevede una riduzione dell’organico. Nel 2013 sono previste 600 uscite contro 140 assunzioni.

Banco Popolare

Dal gruppo, le uscite messe in conto nel periodo compreso tra il 2010 e il 2015 sono 2.500. Fra il 2010 e il 2011 è stata realizzata la prima riduzione di 1.003 risorse rispetto alle 850 previste nel piano industriale. Nel 2012 la riduzione è stata di 472 persone, mentre nel periodo 2013-2015 l’obiettivo si colloca a 1.025 unità.

Fonte: “SOLE 24ORE”

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

REDDITOMETRO GRANDE FRATELLO IN AZIONEREDDITOMETRO GRANDE FRATELLO IN AZIONE” />In questo periodo risultano in partenza i controlli fiscali relativi al tanto temuto «redditometro». Il meccanismo prevede un confronto in due parti con il contribuente.

La fase uno è quando si viene invitati a comparire presso gli uffici dell’ Agenzia delle Entrate, con lo scopo di giustificare le eventuali incongruenze tra le spese emergenti dalle banche dati dell’Anagrafe tributaria e il reddito dichiarato.

Se il contribuente non fornisce chiarimenti, oppure questi vengono contestati dal funzionario, viene notificato l’invito al contraddittorio finalizzato ad una soluzione stragiudiziale della controversia. Nei successivi incontri, si potrà definire la lite oppure si passa alla fase due e si arriva al vero e proprio accertamento, ovviamente impugnabile in Commissione tributaria.

Questo è il meccanismo in cui ci si muove. Ma esistono mosse consigliate ed errori da non commettere. Insieme agli esperti di Eutekne abbiamo provato a individuarne alcuni.

L’INDAGINE

La richiesta di documenti per l’accertamento? Ci si può opporre ma evitare il muro contro muro

1 – L’accertamento è anche una sfida di nervi e richiede capacità comportamentali. Bisogna saper distinguere ciò che è consentito dalla legge da ciò che però è sconsigliabile fare. Un esempio su tutti: esiste una norma, l’art. 32 co. 4 del DPR 600/73, che dichiara (nel corso del processo e dell’accertamento con adesione) l’inutilizzabilità dei dati, delle notizie e dei documenti non esibiti nel corso della prima fase di confronto tra le parti.

Insomma nella fase due nessuno può costringervi ad esibire documenti non richiesti in fase uno, semplicemente evitate di esacerbare gli animi ponendo veti su documenti che non vi danneggerebbero o che non risulterebbero determinanti. Vero che avreste tutto il diritto di opporvi ma non sempre il muro contro muro risulta una scelta vincente. Infine non dimenticate che possono assumere valore anche le dichiarazioni di terzi supportate da elementi esterni.

LA NORMATIVA

Il fai-da-te con il Fisco non sempre conviene Per le questioni complesse meglio il consulente

2 – Non farsi prendere dal panico ma neanche sottovalutare il pericolo. Sono due atteggiamenti sbagliati che potrebbero complicare l’accertamento indipendentemente dal fatto che si abbia o meno qualcosa da nascondere. Il diritto tributario è una materia alquanto complessa, ragion per cui, al fine di avere delucidazioni sul comportamento da tenere e su che documenti esibire, oppure su che dati fornire, è utile chiedere il consiglio di una persona (commercialista, avvocato, tributarista) che, professionalmente, si occupa di tali questioni. Non è necessario affidare interamente le proprie questioni a un professionista ma consultarlo per un parere e qualche dritta è consigliabile. Spesso ci piovono addosso pareri e consigli forniti da amici o conoscenti sulla base del «sentito dire»: valutateli con cautela perché in alcuni casi possono rivelarsi dannosi, dato che ogni situazione, ai fini del redditometro, deve essere valutata a sé stante.

Guadagnare tempo per recuperare le «pezze d’appoggio» e preparare la difesa

3 – In genere, il tempo minimo per invitare il contribuente a comparire e a fornire i chiarimenti/documenti richiesti è di quindici giorni. Se c’è necessità di più tempo per reperire i documenti, è possibile chiedere una proroga del termine, ma utilizzate il tempo che vi serve per consultare esperti e ricontrollare con attenzione ciò che avete sostenuto nel primo colloquio. Servirsi di tutto il tempo a disposizione può essere molto utile a creare un’attenta linea difensiva e a cercare «le pezze d’appoggio» per sostenere le proprie tesi. Per esempio, se il redditometro ha acceso un faro per l’acquisto della vostra auto, barca o moto, tenetevi pronti a esibire contratti d’acquisto o di leasing e poi siate in grado di dimostrare la tracciabilità delle spese di manutenzione sostenute.

LE SANZIONI

Ignorare l’avviso può costare oltre 2 mila euro E indispettire la Commissione Tributaria

1 – La tentazione ce l’hanno in tanti: far finta di niente, negarsi, non presentarsi all’appuntamento, prendere tempo, procrastinare. Sono tutte tecniche difensive che però non pagano mai. E come tali sono tra le più sconsigliabili. Il comportamento ostruzionistico è persino previsto e sanzionato: si rischia una sanzione amministrativa che va da euro 258 a euro 2.065. Ma ciò che è ancora più determinante è il fatto che la mancata collaborazione può essere un elemento valutabile in maniera negativa dalla Commissione Tributaria, alla quale il contribuente potrebbe essere costretto a rivolgersi in seguito. Preparatevi con «armi convenzionali»: se vi contestano le spese di ristrutturazione usate per la detrazione fiscale, siate pronti a esibire ricevute di pagamento e bonifici bancari (unico strumento ammesso per ottenere il bonus).

I DOCUMENTI

Fornire notizie non vere non è reato Ma con atti falsificati si rischia il carcere

2 – A volte, negli inviti a comparire notificati per il «vecchio» redditometro era specificato che ove fossero fornite notizie e dati non rispondenti al vero, si sarebbe configurato un reato perseguibile penalmente. Però attenzione, non bisogna credere che la mancata giustificazione delle incongruenze costituisca reato e provochi l’avvio automatico di un procedimento penale. Non ci sono limiti alla modalità con cui si può giustificare una spesa: per esempio se l’oggetto contestato è un immobile, il soggetto può dimostrare di aver ottenuto un mutuo bancario, di aver utilizzato i soldi derivanti da una precedente cessione di un ulteriore immobile, di aver smobilizzato fondi, di aver ottenuto prestiti da familiari, di avere redditi “tassati alla fonte” come gli interessi attivi bancari e così via. Il penale scatta solo in ipotesi molto circoscritte, ad esempio quando viene esibito un documento materialmente falso.

LE VERIFICHE

Per dipendenti e pensionati utile tenere pronti gli estratti conti

3 – Il redditometro potrebbe riguardare anche lavoratori dipendenti e pensionati, soggetti teoricamente meno esposti all’evasione. Dover rispondere al Fisco può richiedere tempo ed energie, ma l’accertamento da redditometro è previsto dalla legge, quindi i funzionari dell’Agenzia delle Entrate operano nel pieno rispetto del diritto, anche se quel contribuente fosse «fedele» fiscalmente al 100%. Avere un atteggiamento scontroso («andate a cercare i veri evasori»), rischia solo di allungare i tempi di un procedimento che potrebbe essere archiviato prima dell’accertamento. Ricordatevi che il redditometro utilizza parametri predefiniti e a volte l’incrocio tra reddito dichiarato e tenore di vita può far accendere la spia del controllo. Per esempio, avete redditi che derivano da disinvestimenti (che non compaiono in dichiarazione dei redditi)? Tenete pronti gli estratti conto.

Tratto da “Corriere della Sera”

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

IMU, UN ADDIO AI VANTAGGI FISCALI DI POLIZZE VITA ED INFORTUNISaranno le polizze Vita e infortuni a pagare per la scomparsa dell’IMU. L’entrata in vigore del tanto discusso Decreto legge 31 agosto 2013 n. 102 recante “Disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di Cig e di trattamenti pensionistici”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 204/2013 presenta una brutta sorpresa per il mondo del risparmio gestito.

Secondo quanto scritto nel decreto, infatti, saranno i sottoscrittori delle polizze Vita e infortuni a pagare per compensare i mancati introiti dovuti alla cancellazione dell’IMU, grazie ad una forte riduzione del tetto massimo di detraibilità di questi strumenti che dovranno fare i conti, da qui a due anni, con un taglio di quattro quinti. In una parola: addio vantaggi fiscali per chi sottoscrive questi strumenti.

Restano ancora invariate le aliquote per la deduzione dei Piani Individuali Pensionistici, cioè resta invariato il tetto massimo dei € 5.164/annui da poter dedurre dal proprio reddito, sia per lavoratori autonomi che per lavoratori dipendenti, e beneficiare del vantaggio fiscale pari al valore della tassazione applicata sul proprio reddito lordo.

I Piani Individuali Pensionistici, oltre che colmare il disavanzo che si andrà a creare tra il proprio reddito da lavoro ed il valore della pensione, offrono un grosso vantaggio fiscale e finchè lo Stato non sarà costretto ad applicare manovre correttive anche

Su questi prodotti, il vantaggio resterà ancora molto alto.

Prima di vedere sfumare anche questa opportunità è importante approfittarne finche sarà possibile.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

ASSALTO AL MADE IN ITALYQuesti i numeri: 363 aziende italiane vendute nel periodo dal 2009 ad oggi, sono state acquisite da imprenditori/fondi d’investimento/fondi sovrani 363 aziende italiane per un controvalore di circa 47 miliardi di euro.

Le cause sono da ricercare non soltanto  nella Grande Crisi che ci attanaglia da cinque anni , ma anche nel Belpaese preda degli appetiti degli investitori esteri a caccia di marchi riconosciuti, da aziende in saldo, complicate transizioni generazionali che favoriscono il passaggio di mano.

Lo studio realizzato dalla società di revisione Kmpg per il Corriere della Sera testimonia come il picco si è avuto nel 2011 quando sono state 109 le operazioni sul mercato italiano, mentre nei primi sei mesi del 2013 si è in linea con gli anni precedenti (42 acquisizioni per un ammontare di 4,1 miliardi di euro) nonostante “la dura recessione economica”.

Da Bulgari acquisita dalla holding del lusso Lvmh per 4,3 miliardi di euro (2011) alla Parmalat finita nelle mani francesi di Lactalis per 3,7 miliardi (stesso anno). Alla più recente Loro Piana, rilevata all’80% dallo stesso gruppo emanazione dell’impresario Bernard Arnault (2013) alla Coin controllata dal fondo inglese di private equity Bc Partners a fronte di una spesa di 906 milioni di euro (sempre nel 2011). E ancora: la Ducati comprata dalla tedesca Audi del gruppo Volkswagen per 747 milioni (2012) e il gruppo Valentino ora di proprietà di Mayhoola for Investment, società riconducibile allo sceicco Hamad bin Kahlifa al Thani, emiro del Qatar che ha “sborsato” 700 milioni di euro nel 2012 per rilevare la prestigiosa griffe.

L’elenco potrebbe proseguire con Moncler, Ferrè, Bertolli, Orzo Bimbo, Cesare Fiorucci, Mv Agusta (passata alla Harley Davidson nel 2008 e poi rivenduta all’ex proprietario Claudio Castiglioni) e Ferretti yacht (ora cinese), ma è da smentire lo stereotipo che le acquisizioni da oltre-frontiera siano accelerate dalla crisi e da sette trimestri consecutivi di Pil italiano negativo. In realtà gli investimenti diretti esteri seguono una dinamica speculare alla situazione economica del sistema-Paese di destinazione, tanto che nel 2007 – l’ultimo anno di crescita sostenuta – le operazioni sul mercato italiano avevano toccato la cifra-record di 28,4 miliardi di euro.

Dice Innocenzo Cipolletta, neo-presidente del Fondo Italiano d’Investimento (la società di gestione del risparmio compartecipata dal ministero del Tesoro, da Cdp, Abi, Confindustria e alcune banche-sponsor) che guardare gli investitori esteri con diffidenza è un clamoroso errore di valutazione: “Ogni acquisizione è una prospettiva di sviluppo per l’impresa in sé. Non sono mai investimenti in aziende decotte, quindi possono persino creare occupazione perché aprono nuovi mercati e suggeriscono nuove piattaforme distributive per i prodotti del made in Italy. Semmai dobbiamo preoccuparci del perché poche aziende italiane comprino oltre-frontiera, ma qui l’accento è da porre sul basso accesso ai capitali di rischio delle nostre imprese, poco interessate a quotarsi in Borsa per il terrore di perdere il controllo della società”.

Analisi condivisa da Giuseppe Latorre, partner Kpmg corporate finance, che punta il dito contro “la nostra ossessione del controllo che testimonia una visione miope in ottica di crescita e sviluppo” e invita a “non dispiacersi dell’eventuale perdita di sovranità”. Colpisce tuttavia come la politica di acquisizione di aziende italiane porti persino a un aumento del numero di addetti, al netto di un eventuale accentramento delle funzioni di staff che invece fuggono altrove. Secondo uno studio congiunto Politecnico di Milano/Intesa Sanpaolo il numero degli addetti italiani che lavorano per conto di aziende a ragione sociale estera è di oltre 886mila (dato 2012), in crescita di oltre 30mila unità rispetto al 2005.

Spiega Stefania Trenti, economista dell’ufficio studi di Ca’ de Sass, come il nuovo fronte riguarda i servizi professionali: “L’apertura di filiali italiane da parte di grandi studi legali internazionali crea posti di lavoro ad alto valore aggiunto. Ed un è merito”.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (1 vote cast)

I RICCHI NON PIANGONO PIÙ, CRESCITA RECORD DEI PATRIMONICresce la ricchezza globale nel mondo. Questo è quanto emerge dal report World Wealth Report (WWR) di Capgemini realizzato in collaborazione con RBC Wealth Management che mostra come nel 2012 la ricchezza globale abbia raggiunto dei livelli record, pari a 46.200 miliardi, il 10% in più.

Accantonata quindi l’ipotesi che i ricchi piangano, a sostenere la ripresa è stata soprattutto la crescita dei mercati azionari e della corrente immobiliare. Naturalmente la fotografia della crescita è differente da paese a paese anche se tutti i paesi sono stati interessati da una crescita. A spiccare il volo è stato il Nord America, che ritorna in vetta, dopo il sorpasso dell’Asia avvenuto lo scorso anno. Con 3,73 milioni i paperoni nordamericani superano i 3,68 milioni della regione asiatica, con una ricchezza complessiva di 12.700 miliardi contro i 12.000 della regione asiatica. A livello di Europa invece la crescita è stata pari al l’8,2% per un totale di 10.900 miliardi.

Il dato è ancora più sorprendente se si considera che l’approccio agli investimenti sia ancora prevalentemente prudente e che una delle maggiori preoccupazioni di questi investitori è la conservazione e la tutela del patrimonio. Difatti nella parte dedicata all’Insight Survey emerge la volontà di mantenere un atteggiamento conservativo, allocando quasi il 30% della propria ricchezza su segmenti come quello dei depositi. Differente anche in questo caso l’atteggiamento tra un’area geografica e l’altra, seppure alcune evidenze riguardino diversi paesi. Ad esempio il segmento equity ha assorbito una parte importante del portafoglio dei HNWI nel Nord America (37%) mentre in America Latina e Asia Pacifico (escluso il Giappone) si è optato di più per gli immobili. In Italia gli asset sono stati suddivisi tra immobili (29%) e investimenti a reddito fisso (22,1%).

E le prospettive per il settore sono rosee. Secondo lo studio la ripresa economica in corso migliora la fiducia degli investitori, e porta a sostenere che la ricchezza a livello globale crescerà del 6,5% l’anno nei prossimi tre anni. Sicuramente la crescita si concreterà maggiormente verso la regione asiatica, dove il numero di paperoni è maggiormente cresciuto rispetto al passato e che continuerà a guidare la crescita globale.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 4.0/5 (1 vote cast)

COME INVESTIRE E GUADAGNARE DENARO IN PERIODO DI RECESSIONEL’elevato rischio che la recessione economica si prolunghi ancora è fonte di preoccupazione per gli investitori, che si chiedono come comportarsi nel caso in cui dovesse verificarsi una nuova grave crisi o che peggiorasse quella attuale ! Il primo passo per sopravvivere a una recessione è quello di mettere il proprio denaro al riparo da contraccolpi.

La chiave per uscire da una recessione sta nell’approfittare delle condizioni economiche attuali piuttosto che esserne vittima! Sembra abbastanza semplice, ma trovare dei modi per aumentare il vostro reddito durante una recessione può essere estremamente difficile.

Scegliete di investire in aziende con un debito basso, una crescita costante e utili elevati. Al fine di scegliere le migliori azioni da un elenco di aziende forti, scegliete quelle che sono più lontane dal loro massimo alla 52° settimana. Questo si chiama, in gergo tecnico, “INVESTING VALUE”. Questa è una modalità di investimento adottata anche dal grande Warren Buffett, acquistando e conservando questo tipo di azioni nel proprio portafoglio fino alla ripresa del mercato. Non usate mai tutti i vostri soldi per comprare tante azioni in una volta sola!  In una fase di recessione, le azioni sono suscettibili a riduzioni di prezzo. Acquistatene poche…ma buone!

Cercate di rivolgere le vostre attenzioni a quelle aziende che prosperano, indipendentemente dalla situazione economica. La gente ha sempre bisogno di mangiare. La gente ha sempre bisogno di accessori per la casa, anche se non stanno spendendo tanto su di loro attualmente! Quindi, investite in queste aziende.

Acquistate azioni sottovalutate di quelle società che, si stima, siano destinate a prosperare durante una recessione. Queste saranno quelle aziende che forniscono un prodotto o un servizio che è “necessario” piuttosto che “voluto”! Inoltre, poiché la gente spende meno soldi durante un periodo di recessione e di solito esita a spendere in beni di lusso, sarà più probabile che spendano per accessori che già possiedono. Ad esempio, videogiochi, componenti di fotocamere digitali, lettori MP3, ecc. Quindi, cercate di investire in questi tipi di società.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

AFFITTI IN NERO COME SPENDERE DI MENOA volte pur di spendere meno capita di accettare un contratto di affitto in nero, privo cioè di regolare registrazione presso l’Agenzia delle Entrate. Non sempre conviene all’inquilino.

Tasse, troppe tasse. E allora non si pagano. Capita con sempre maggior frequenza in Italia che, pur di spendere meno in termini di canone, ci si ritrovi costretti ad accettare un contratto di affitto in nero, privo cioè di regolare registrazione presso l’Agenzia delle Entrate. Da una parte il proprietario evita di pagare le tasse per la registrazione del contratto e gli inquilini in cambio pagano un canone inferiore a quello che gli verrebbe richiesto in caso di contratto. Il sito vostrisoldi.it spiega come denunciare la pratica illegare.

Andiamo con ordine: grazie al decreto legislativo 23/2011, articolo 3, commi 8 e 9, i proprietari irregolari e che non abbiano sottoposto il proprio immobile affittato ad un regolare contratto registrato, avevano tempo fino al 6 giugno del 2011 per usufruire della cedolare secca e registrare il contratto d’affitto. Questo vuol dire che, qualora tale regolamentazione non fosse stata eseguita, tutti gli inquilini in nero hanno la possibilità di rivolgersi ad un avvocato dell’Unione Inquilini e denunciare il proprietario di casa, presentando le opportune prove che evidenzino il proprio domicilio nell’appartamento. Per dimostrare il proprio domicilio nell’appartamento del padrone di casa irregolare, è sufficiente presentare una copia del bonifico del canone mensile, o le bollette delle utenze intestate al nome dell’inquilino o un qualunque documento che attesti la consegna del canone mensile.

A questo punto la denuncia è fatta e l’inquilino ha modo anche di spendere di meno perché si avrebbero alcune agevolazioni fiscali. Benefit che però non sono tanto conosciuti dagli italiani..

Chi denuncia una locazione in nero, può godere di un regime fiscale di estremo favore che prevede la possibilità di richiedere l’applicazione di un canone annuo pari a 3 volte la rendita catastale. Denunciando nei modi di cui sopra il proprietario immobiliare, si avrà infatti diritto a un contratto di affitto di quattro anni, prorogabile di altri quattro anni, a canone fortemente scontato.

Ed ecco un esempio pratico.

“Un esempio potrebbe permettere di capire meglio il concetto. Prendiamo il caso di un’immobile in centro a Roma di circa 70 mq con una rendita di 1.000 euro al mese: con l’applicazione della legge sopra citata, l’affitto dovrebbe essere al di sotto dei 300 euro. Questo però non avviene se l’inquilino, in caso in cui si renda complice insieme al proprietario di casa per pagare meno sull’affitto, rischierà di dover pagare l’imposta di registro sulla mancata registrazione dell’atto per la quale il fisco ritiene entrambe le parti solidalmente responsabili al pagamento del tributo”.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Logo AXA-MPS Conto Italiano di Deposito è il Conto di Deposito a tempo offerto da Banca MPS.
L’offerta è accessibile a partire da € 1.000 e si articola su più linee, con scadenze comprese fra 3 e 60 mesi, in modo da soddisfare le diverse esigenze della Clientela. Il tasso di remunerazione offerto è fisso per tutta la durata del vincolo, e differenziato in base alla linea di riferimento.
E’ comunque possibile ritirare l’importo versato anche prima della scadenza del vincolo, fatto salvo l’applicazione di un tasso di remunerazione diverso da quello previsto in fase di attivazione. Conto Italiano di Deposito non prevede costi di attivazione, è collegato in automatico con il conto corrente per l’alimentazione e l’accredito delle somme a scadenza ed è garantito dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Per maggiori informazioni si rimanda al foglio informativo disponibile nel sito www.mps.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

ECCO LE SETTE DOMANDE DA FARE Comprare casa non è mai semplice e farsi aiutare da un professionista in questo caso, diventa indispensabile. Immobiliare.it ha stilato sette domande da farvi e da fare all’agente immobiliare che avete contattato, per essere certi che l’affare sia davvero quello giusto.

1. È davvero il caso di comprare?
La prima domanda da porsi è se siamo in grado economicamente di sopportare l’acquisto. Abbiamo una (discreta) somma di denaro da parte? La nostra situazione finanziaria permetterebbe un simile sforzo? Siamo certi che è arrivato il momento di diventare proprietari di un immobile?

2. Di cosa ho davvero bisogno?
Il suggerimento è quello di decidere quali sono le vostre priorità: il balcone è indispensabile, mentre il giardino non lo è? Il secondo bagno è un must have mentre siete disposti a fare a meno di una cucina separata dal soggiorno? L’importante è sapere, quando si vanno a visitare case che suscitano il nostro interesse, quali sono gli elementi su cui non è possibile transigere.

3. Com’è il livello di criminalità della zona?
La tranquillità della zona in cui si trova l’immobile è un requisito indispensabile di cui dovrete tenere conto prima di considerare un acquisto. Non esitate, quindi, a chiedere all’agente immobiliare del tasso di criminalità o a informarvi attraverso internet.

4. Dov’è il trucco?
È importante chiedere con decisione all’agente immobiliare degli eventuali difetti dell’immobile che state visitando: da problemi con l’accatastamento ad eventuali ipoteche, da problemi strutturali dell’appartamento a progetti di ristrutturazione del condominio già pianificati. Occorre avere il maggior numero di informazioni per scegliere se intraprendere o meno il decisivo iter della trattativa. Ricordatevi, inoltre, di chiedere se il palazzo o la zona in cui si trova l’immobile sono soggetti a vincoli particolari – di tipo storico o paesaggistico – per sapere se sarà possibile effettuare modifiche interne o esterne all’immobile.

5. Quante volte posso vedere la casa?
L’ideale sarebbe riuscire a vedere l’appartamento su cui abbiamo messo gli occhi in più momenti della giornata, per capire quanto è luminoso, quanto è tranquillo il quartiere nelle diverse ore del giorno e se ci piace anche senza la luce del sole.

6. Perché la casa è in vendita?
Sembra la domanda più ovvia da fare, ma in molti se ne dimenticano: indagare sulle motivazioni che spingono il proprietario a vendere l’immobile può darci interessanti indicazioni per formulare l’offerta più giusta.

7. Quanto è sicuro l’immobile?
Impianti di sicurezza e strutture a norma sono elementi fondamentali di un immobile. Sarebbe meglio, invece, capire se è possibile informarsi in merito alla presenza di amianto, impianti non a norma, deficit strutturali ed altro ancora.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)
Segui Maurizio Costa su
facebook linkedin twitter-icon google-plus-icon youtube-icon

News

Il Gruppo Montepaschi
Widiba è la nuova Banca On Line nata dall'ascolto delle Tue esigenze. Scopri Ora perchè puoi vivere un'esperienza diversa!

VAI >>>

Contatti
Maurizio Costa
Ufficio dei Promotori Finanziari
Via A. Scarlatti, 201 - 2° piano
80127 – Napoli
Tel.: 081 5586105
Cell.: 335 6778360
E-mail: maurizio.costa@pfwidiba.it

SCRIVIMI >>>