La bussola finanziaria

Maurizio Costa

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Da agosto si potrà scegliere il paese dove applicare leggi ereditarie. Cambiamento drastico per tutti gli italiani che vivono abitualmente all’estero.

È una vera e propria rivoluzione in materia fiscale quella che sta per avvenire nell’Unione Europea in agosto.

Dal 17 agosto 2015 cambieranno infatti le norme che regolano la tassa di successione. In particolare per tutte le proprietà immobiliari situate nell’Unione Europea.

Come spiega l’analista Nicholas Reichen di Credit Suisse sul giornale elvetico Le Temps, dall’entrata in vigore del nuovo regolamento, per tutte le pratiche di successioni che verranno aperte in Ue, non ci sarà più bisogno di passare per pratiche complicate.

Il regolamento interessa persino le pratiche aperte in una nazione non europea, sempre che l’immobile sia fisicamente situato nell’UE. Una persona che vive abitualmente all’estero potrà scegliere il paese dove fare valere la successione.

Per la prima volta, di fatto, 8 milioni di cittadini europei avranno la possibilità di decidere se applicare le regole civilistiche del paese in cui si trova l’immobile o quelle del paese in cui risiede stabilmente chi lascia l’eredità.

In Italia sono oltre 113 mila i cittadini italiani proprietari di immobili all’estero e sono 4,5 milioni gli stranieri residenti in Italia, secondo le statistiche 2014.

Il Regolamento Ue introduce una vera e propria rivoluzione per molti stati del blocco a 19 sotto molti aspetti e avrà un impatto diretto su tutti gli italiani proprietari di beni immobiliari in uno stato dell’Unione Europea diverso dall’Italia.

Il diritto europeo consacra ormai il principio dell’unità della successione, oltre al riconoscimento nell’ambito delle disposizioni di diritto straniero.

La norma offre uno scudo in termini di sicurezza giuridica, perché consente l’applicazione di un solo documento testamentario per la successione di uno o più beni, anche se gli asset sono ripartiti in più giurisdizioni differenti.

Il regolamento si applica solo al diritto ‘civile’ e non alle leggi fiscali dei diversi stati. Sul tema si può consultare il sito creato appositamente per venire incontro ai cittadini europei Successions Europe.

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Ti mando una mail coi soldi in allegato”. Non solo foto o documenti: dal maggio 2013 gli utenti americani del provider di posta elettronica Gmail hanno la possibilità di inviare (e ricevere) valuta elettronica come se fosse un normale allegato in una email.
Il servizio è sbarcato dalla fine di gennaio anche in Europa. I primi utenti a poterlo sperimentare saranno gli inglesi a condizione che siano maggiorenni. Ecco come funziona. Lo spiega Repubblica.it. Vicino all’icona a forma di graffetta nella parte inferiore della finestra di scrittura è comparso il simbolo della sterlina (£). Basta cliccarlo e allegare i soldi da inviare. Una volta ricevuto il denaro, questo sarà inserito all’interno del proprio account; in un secondo momento potrà essere trasferito sul conto collegato, inviato ad altri utenti o, in alternativa, speso all’interno di Google Play, il negozio virtuale di Mountain View.
Bisogna ancora attendere per sapere se il servizio sarà disponibile anche in Italia. Da Google Italia spiegano che la novità, per il momento, riguarda soltanto l’utenza inglese. Ma non è difficile immaginare che possa essere presto estesa a tutti i possessori di un account Gmail (disposti a consegnare a Google le proprie coordinate bancarie).
Tetto massimo. Il file allegato con la valuta digitale può essere ricevuto anche da chi non ha un account con il servizio di posta elettronica di Google. Tuttavia, per mandare (e ricevere) il denaro è necessaria l’iscrizione a Google Wallet, il “portafoglio digitale” di Mountain View, collegato ad una carta o un conto bancario. Il tetto massimo della transazione? 5mila sterline (circa 6.600 euro), per un massimo di 10mila in cinque giorni. I trasferimenti possono essere effettuati solo tra conti bancari del Regno Unito. La novità ha in ogni caso le potenzialità per rivoluzionare i pagamenti online. E dare filo da torcere a PayPal e Apple Pay.
soldi-online

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Come difendersi dalla pubblicità ingannevole, specialmente quando riguarda i finanziamenti? Sul suo sito, la Guardia di Finanza fornisce qualche indicazione. Innanzitutto, ritiene opportuno sottolineare il concetto di pubblicità ingannevole, che viene qualificata in “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea a indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente”.

Le informazioni che il cittadino deve rilevare, con estrema facilità e semplicità, con riguardo al settore dei prestiti, riguardano principalmente l’indicazione chiara e corretta – anche dal punto di vista grafico – dei costi del finanziamento, al fine di arrivare a formulare un’idea corretta e immediata della convenienza dell’offerta. Nello specifico, bisogna fare attenzione al Tan (il Tasso annuo nominale) e il Taeg (il Tasso annuo effettivo globale) per il finanziamento e all’Isc (Indice sintetico di costo) per i mutui. In particolare, questi ultimi due indicatori consentono al consumatore di calcolare gli oneri complessivi connessi all’intera operazione finanziaria.

È necessario poi sapere che non è possibile assicurare a chi avanza richieste di prestiti o di mutui la concreta possibilità di ottenere la concessione del finanziamento, anche in riferimento alla quantità, e la tempistica dell’erogazione, in quanto l’effettiva erogazione dei prestiti e dei mutui pubblicizzati è incerta poiché rimessa discrezionalmente all’ente erogante. Il cittadino, per tutelarsi, può rivolgersi al numero di pubblica utilità “117”, ovvero può recarsi presso la sede del più vicino reparto del Corpo il quale, acquisiti gli elementi d’interesse, provvederà a effettuare la prevista segnalazione all’Autorità garante.
pubblicità ingannevole

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Sono al vaglio le modifiche che il governo potrebbe mettere in campo nel regime delle tasse di successione.
Ancora non si sa come si comporterà il governo Renzi. Ma, spiega MilanoFinanza, dopo aver aumentato l’imposta sulle rendite finanziarie dal 20% al 26%, adesso nel mirino del governo potrebbero esserci le eredità, l’ultimo baluardo dei patrimoni rimasto con una tassazione agevolata rispetto agli altri Paesi. L’attuale regime fiscale vigente in Italia, in base ai provvedimenti approvati in materia dal secondo Governo Prodi, prevede una franchigia di 1 milione di euro, soglia oltre la quale viene imposta un’aliquota del 4%, 6% o 8%, in base al tipo di parentela, per ereditare il patrimonio del defunto.

Le modifiche che il governo potrebbe mettere in campo nel regime delle tasse di successione sono di due ordini: l’abbassamento dell’attuale franchigia da 1 milione di euro a 100.000 euro e l’innalzamento delle aliquote dal 4% al 20%. I calcoli li fa il sito ForexInfo.it. Se si considerano le stime attuali relative ai patrimoni degli italiani ci si accorge che la ricchezza complessiva degli italiani tra immobili e investimenti si aggira intorno ai 9.437 miliardi di euro di cui 5.767 miliardi di immobili, terreni e gioielli (le cosiddette attività reali) e 3.670 miliardi tra conti correnti ,depositi bancari, azioni, bond e fondi (beni mobili ossia ricchezza liquida).

Oltre il 64% della ricchezza totale degli italiani è detenuta dagli over 50 e, assumendo la soglia di 82 anni come età media, ci si accorge facilmente che, nei prossimi trent’anni, circa 6.000 miliardi di euro passeranno in successione. Se le modifiche allo studio del governo – abbassamento della franchigia a 100.000 euro e innalzamento dell’aliquota al 20% – dovessero essere davvero attuate, nei prossimi trent’anni il fisco potrebbe mettere le mani su circa 1.200 miliardi di euro. Tanto basta per rendere verosimile la modifica da parte del governo.
Fonte MySoldi
Casa, il Fisco prende di mira le erdità immobiliari

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Tassazione sulle rendite finanziarie

Dal 1 luglio il governo Renzi ha deciso di alzare la tassa sulle rendite finanziarie. Con l’aiuto di un esperto fiscalistasi è  constatato di trovarsi dinanzi a una norma particolarmente complessa la quale non può essere tradotta in semplicistiche nonché generiche conclusioni.

Alcuni tra i numerosi fattori che devono essere tenuti in considerazione per prendere una decisione economicamente corretta sono:

– minusvalenze pregresse

– entità delle plusvalenze in portafoglio

– entità delle minusvalenze in portafoglio

– certezza della plusvalenza latente in portafoglio

– analisi di scenario su cosa si pensa possa succedere

– costi di transazione dei singoli titoli

– costo del capitale disinvestito per pagare le tasse anticipate

– entità delle eventuali minusvalenze post-affrancamento rispetto al portafoglio

È subito chiaro come le variabili da tenere in considerazione siano molteplici e come qualunque piccolo medio-risparmiatore non possa riuscire nell’intento di fare una valutazione approfondita e sicura sui fattori summenzionati. Le uniche regole “semplici” per generalizzare la soluzione del problema sono:
– conviene usare l’opzione di affrancamento solo se i costi di transazione nella compravendita dei titoli in plusvalenza superano il 6% delle minusvalenze latenti

– conviene smobilizzare posizioni su Btp o titoli obbligazionari “white list” in profitto solo se le minusvalenze pregresse moltiplicate per il 3,25% (26%*12.5%) superano i costi di transazione

– se ci sono grosse minusvalenze accantonate nel 2010 conviene usarle vendendo singole posizioni in profitto

Con tutta probabilità la gran parte delle persone non sarà nelle condizioni di prendere questa decisione in autonomia lasciandosi scappare, di conseguenza, la possibilità di avere un risparmio fiscale e vedendosi, de-facto, applicata una tassa retroattiva sui loro risparmi.

La norma, volente o nolente, non aiuta il risparmiatore che si vede penalizzato dalla complessità di gestione di questo cambio di aliquota e finché non si adotterà un approccio di semplificazione e trasparenza (sia da parte dai player della industry che del regolatore) ci troveremo di fronte ad un autogol andando a penalizzare i nostri risparmi. Per meglio dire sarà penalizzato il capitale collettivo, valore costruito negli anni e uno dei punti di partenza su cui far ripartire il Paese.

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NEW YORK (WSI) – Acquistare una casa nella periferia di un (ex) grande centro urbano a $500, o addirittura a $1.

 

E’ possibile a Detroit, ex capitale mondiale dell’auto, la più grande città in bancarotta nella storia degli Stati Uniti, ufficialmente dal luglio del 2013.

Una città in declino, con una popolazione che dal picco di 1,8 milioni di abitanti, conta ora appena 700.000 unità. In tutto, ci sono 78.000 case abbandonate.

In termini percentuali, un terzo della città è stato abbandonato, il 60% dei bambini di Detroit vive in condizione di povertà, la disoccupazione è ben al di sopra della media nazionale, scesa comunque dal 24,9% del 2009 al 16,3% del 2013.

Il 40% delle luci della città non funziona, la risposta delle forze dell’ordine alle chiamate di emergenza arriva dopo 58 minuti, il tasso di omicidi è il più elevato in 40 anni, e solo un terzo delle ambulanze è operativo.

Acquistare un’abitazione in un contesto del genere, è bene dunque precisarlo, ha i suoi rischi. Ma è anche vero che Detroit sta assistendo a qualche sussulto di vita, almeno da quando il magnate Dan Gilbert ha investito nel suo centro $1 miliardo riuscendo così a creare dal 2010 6.500 posti di lavoro. Il risultato è che nel centro della città il tasso di occupazione delle abitazioni residenziali è arrivato al 99,4%.

di: WSI

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CHI E’ L’EVASORE TIPODall’incrocio di dati di Bankitalia e dati di Sogei (società che gestisce l’anagrafe Tributaria) è stato ricavato l’identikit dell’evasore tipo, presentato il mese scorso in un’audizione sul Fisco tenuta in Parlamento dalla Banca d’Italia: uomo, sotto i 44 anni, residente nel Centro Italia e vive di rendita.

Scopriamo chi è:

I risultati dell’indagine puntano l’indice contro chi vive di rendita, proprio i “rentier” (così si chiamano) sarebbero i più inclini ad evadere il Fisco. Da parte loro – come emerge dal confronto tra il reddito netto procapite rilevato da Bankitalia e quello riscontrato da Sogei – l’evasione Irpef ammonterebbe in media a 17.824 euro, per una propensione all’evasione corrispondente all’83,7%.

La media italiana

Il dato relativo ai “rentier” è da veri campioni dell’evasione, se si pensa che il dato medio italiano attesta una propensione all’evasione pari al 13,5%. In media, a fronte di un reddito netto procapite registrato da Bankitalia pari a 15.440 euro, il reddito netto procapite medio effettivamente dichiarato secondo Sogei ammonterebbe a 13.356 euro, per un’evasione Irpef media di 2.093 euro pro capite.

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TASSI AI MINIMI STORICI PER BTP A 5 E 10 ANNIEurozona fa meno paura.

L’Eurozona non è più al centro delle preoccupazioni dei mercati. Una prova è arrivata dall’esito dell’ultima asta di debito sul primario dell’italia.

Il Tesoro ha collocato Btp a 5 e 10 anni per 8,45 miliardi di euro. Per la scadenza più breve sono stati recuperati prestiti per 4 miliardi di euro con un rendimento lordo al 2,43%, in calo rispetto al 2,71% dell’ultima asta. Sono i minimi dalla nascita dell’euro.

Collocati 8,45 miliardi.

A 5 anni il Tesoro dovrà sborsare interessi del 2,43%, il minimo dalla nascita euro.

Sulla scadenza lunga toccato invece il 3,81% contro il 4,1% del mese scorso: sono i minimi da agosto 2010. L’importo richiesto, in questo caso, ha superato i 5,9 miliardi di euro.

Fonte WSI

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